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Chiacchieriamo di Amarcord, Afterhours e altre macchine del tempo
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Chiacchieriamo di Amarcord, Afterhours e altre macchine del tempo

...oltre a idee, strategie e consigli!

In questi giorni mi sono ritrovata a pensare spesso ai ricordi: a cosa ci riporta indietro, alle reference condivise, a quel famoso “cosa resterà di noi?”.

SPOILER: poco o niente! Ma aspetta, non è una newsletter pessimista, anzi, prometto che sarà una newsletter liberatoria!

C’è sempre un momento, durante un concerto, in cui le luci si abbassano, parte una nota familiare e qualcosa dentro di te si sgancia dal presente.

È successo giovedì scorso, al concerto degli Afterhours, una canzone – Bye Bye Bombay – ed eravamo tutti lì, eppure altrove, lontano nel tempo, agli anni ’90, primi 2000: felpe oversize, CD masterizzati, rabbia contro il mondo…

Non ero solo io coi i miei ricordi, era un Amarcord collettivo, un’intera generazione risucchiata in un’epoca che ci ha cresciuti, feriti, nutriti, trasformati.

“Che momento collettivo incredibile che ci unisce nel ricordo di qualcosa che resterà per sempre” penso…
Non aspetta, forse per sempre no!
Infatti, solo poche ore prima, parlavo con due ragazze con cui collaboro, nate rispettivamente nel ‘97 e nel ‘99 e nel tentativo di fare un esempio di memoria condivisa, ho indicato la mia maglietta.

“Corner: where nobody puts baby”.

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Mi hanno guardata spaesate, e lì scopro che non avevano mai visto Dirty Dancing.
Il film che per noi era un cult, per loro è un titolo come un altro e, questa cosa per me impensabile, sta accade anche con Star Wars. Capite? Star Wars!
Un trilogia che per me sarebbe rimasta per secoli nelle nostre memorie, sta iniziando a vedere i primi momenti di dissolvenza già dopo 50 anni…

E allora mi torna in mente quella domanda esistenziale che ci hanno fatto tante volte:

“Cosa lascerai dopo di te?”

La risposta, forse, è: “molto meno di quanto immaginiamo” e c’è qualcosa di liberatorio in tutto questo.

Non abbiamo davvero il peso del mondo sulle spalle, non dobbiamo salvare la cultura pop, né incidere frasi nella pietra, pensando a questo mi viene in mente una frase di Zerocalcare:

“Che non ti porti il peso del mondo sulle spalle, che sei soltanto un filo d'erba in un prato? Non ti senti più leggero?”

Un invito a lasciarsi andare, come un filo d’erba che non oppone resistenza al vento, un sollievo profondo che si prova quando smetti di sentirti responsabile per tutto e tutti.

E allora forse è ora di fregarsene un po’ di più di cosa pensano gli altri, di cosa penseranno se facessimo quella certa cosa, forse possiamo smettere di limitarci per paura di giudizi e pregiudizi.
Possiamo essere chi vogliamo essere e fare quello che vogliamo fare.

Perché alla fine, quello che lasceremo sarà un posto libero in un parcheggio …e andrà benissimo così. (semi cit.)

Preoccupiamoci, piuttosto, di essere dei bravi esseri umani, con cuore, con cura e non con l’ansia da posterità (esiste posterità?).

Lascio queste riflessioni farsi spazio dentro di voi, e vi riporto al concerto e all’ Amarcord, quella parola bellissima che la Romagna e Fellini hanno regalato al mondo: un “mi ricordo” pieno di dolcezza e ironia, un ricordo che non è nostalgia sterile, ma memoria attiva, che è il mio modo di guardare al passato per capire chi sono oggi.

Quella sera, quel concerto è diventato una capsula del tempo che
abbiamo aperto e ci ha mostrato quanto siamo cambiati, ma anche quante cose ci tengono ancora insieme.

Certe parole – rabbia, amore, delusione – non invecchiano mai, cambiano i contesti, ma restano intatte, come la voce graffiata di Manuel Agnelli, certe ferite sono ancora lì, solo che ora le affrontiamo in terapia e non scrivendo frasi drammatiche sulla Smemo.

In un tempo che corre veloce, fermarsi a ricordare è quasi un atto politico, è dire:

Ecco chi ero.
Ecco cosa mi ha formato.
Ecco perché certe cose contano ancora.

È la promessa che facciamo a noi stessi di continuare ad ascoltarci, anche se cambiano i look, i ritmi, i canali, forse noi non siamo poi così cambiati, solo un po’ più vecchi, solo un po’ più veri, solo un po’ più consapevoli; non siamo solo persone con un passato, siamo una generazione che ha ballato sul disincanto e che continua, nonostante tutti i nonostante, a cercare un senso tra le righe.


Leggere | Guardare | Ascoltare

Non stupirà nessuno il fatto che io stia consigliando Wilson, il nuovo podcast di Francesco Costa, ma questa puntata, “Il problema sono i maschi”, con ospite Francesca Cavallo, merita davvero un ascolto attento.

È un dialogo lucido e necessario che, per la prima volta, mi ha portata a spostare lo sguardo: non più (solo) sui problemi che vivono le donne di ogni età, ma sui vuoti educativi, emotivi e relazionali in cui crescono molti ragazzi e uomini.
Uno spazio cieco su cui raramente ci soffermiamo e che invece andrebbe esplorato con più cura.

Una puntata che non parla contro qualcuno, ma che ci invita a immaginare un futuro in cui il patriarcato non vada combattuto, ma semplicemente superato perché ormai obsoleto.

Idee folli che trovo geniali (rubrica non richiesta ma inevitabile)

Ho appena letto un articolo del blog di Seth Godin intitolato “Which shelf is yours?” e mi ha fatto subito pensare: quanto mi piacciono le idee assurde che in realtà sono piccoli colpi di genio.

Un suo amico organizza i dischi non per autore o genere musicale, ma in base a chi è amico di chi: i musicisti che collaborano tra loro finiscono sullo stesso scaffale, quindi alcuni scaffali sono affollatissimi, altri quasi deserti
…e già qui, adoro!

Ma ora immaginate di fare lo stesso con i libri: non più per casa editrice, genere o iniziale del cognome, ma per affinità tra autori, corrispondenze segrete, visioni condivise, amicizie e conoscenze.

Sì, lo so, è un po’ poco fattibile, ma ammettiamolo: sarebbe divertente da morire.

E poi arriva la chiusa di Seth, che ovviamente sposta tutto a un livello più alto:

It’s possible that we sort the folks in our lives this way as well.
The people who can be counted on, who are part of a larger circle, who are dynamic or interesting or selfish… lots of shelves, available to anyone willing to put in the work (or not).

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Assolutamente, procediamo.